Mese: aprile 2013

#1

La mia normalità.

La mia normalità vuole tante cose che la normalità di un comune essere umano non vorrebbe. Vuole che io mi alzi alla mattina consapevole di voler mangiare con tutta me stessa un cornetto al cioccolato giusto per il gusto di vomitarlo. Sia chiaro, vomitare non è bello, non è allegro ma ormai è un atto così normale che potrebbe sostituirsi al mettere le chiavi nella borsa. E’ una di quelle cose che fai con così tanta naturalezza che ai tuoi occhi alla fine risultano ovvi.

La mia normalità presuppone che io non rifiuti più cene di alcun genere perché sebbene l’idea di mettermi due dita in gola non mi alletti rimane sempre una soluzione più fine del dover torvare una scusa notevole per ogni pranzo mancato.

Quando da un giorno all’altro ti rendi conto che anziché digiunare rischiando di collassare a terra ogni giorno puoi ingozzarti come poche e poi vomitare tutto (si vabbè, tutto) ti si apre un mondo. Un mondo di orride possibilità che prima non avevi considerato. Ai corsi del master ogni giorno ci spiegavano che una buimica non è altro che un’anoressica che non riesce ad essere tale. Io mi vergognavo pesantemente. Non riuscivo nemmeno ad essere abbastanza forte per mantenere un rigore alimentare che mi ero imposta. Ad oggi (non che sia passato tanto tempo) penso che siano tutte cazzate.. Una bulimica è una bulimica, già il fatto che venga vista come un’anoressica fallita da chi dovrebbe curare certe cose spiega perché siamo così arretrate nella cura dei dca.

Ad oggi penso davvero che per essere bulimiche (bulimici, perchè ci scordiamo sempre degli uomini) ci voglia davvero un senso di autolesionismo ed una forza (si, forza, vomitate voi quasi tutti i giorni e poi vediamo .. ) degno di pochi. Insomma, ma chi ve/ce lo fa fare di frantumarci la gola per vomitare? Chi? Una marea di volte ho tentato di dare una spiegazione a questo mio rapporto con il cibo ma non ci sono mai oggettivamente riuscita. Ho dato la colpa a questo e a quello sulla base dei miei studi (attenzione, io non sono laureata in psicologia, non sono una psicologa, né sono un medico), ho trovato un miliardo di motivi per i quali io mi debba ritrovare con la faccia rivolta al cesso ma sinceramente nessuno mi sembra valido, nessuno mi sembra degno, almeno non così tanto da giustificare tutta questa immensa merda.

Bhe, la mia normalità presuppone quindi che io faccia una miriade di cose, sbagliate o giuste che siano, delle quali non ho capito un emerito cazzo.

Immagine

La mia normalità dovrebbe basarsi su dei numeri.

Chi non mi conosce e malauguratamente sa di questo mio problema pensa che io passi i 3/4 delle mie giornate su di una bilancia. E’ vero, è vero, all’inizio lo facevo sul serio. Mi alzavo e mi pesavo, andavo a correre e mi pesavo, bevevo un caffè è mi pesavo. Mi pesavo costantemente nella speranza che dalla bilancia uscisse non so quale verità divina che in realtà non è mai relamente uscita. Ad oggi la mia bilancia se ne sta, nel suo essere verde, ferma, impolverata sotto al lavandino. Ogni tanto la guardo e sono tentata di tirarla fuori ma spesso qualcosa mi impedisce di farlo. Che sia paura di ricadere in questo stato di ossessione o di vedere un numero che non mi piace poco importa, resta li. Non mi peso da mesi, lo vedo da sola se ingrasso o meno, non mi peso da mesi ma, sebbene io non legga quel numeretto lampeggiante il mio problema rimane.

Spesso mi è stato detto di lasciar perdere la bilancia, mi è stato detto di evitare di pesarmi. Perché? Che cosa cambia? Il mio disagio sinceramente rimane. Le persone danno pessimi consigli, i numeri, generalmente, sono sempre più precisi.

 

 

 

Annunci

Le ali delle belle farfalle.

Eccomi qui.  Non è colpa mia, ne ho sentito l’esigenza. Avevo bisogno di scrivere, raccontare, sfogare. Avevo bisogno di mettere nero su bianco. Davvero, ve ne prego, non fatemene una colpa.

Credo che come ogni nuovo blog anche questo necessiti di una spiegazione, una introduzione che sia degna di nota, qualcosa che spieghi il perché ed il per come una persona decida di dedicare del tempo ad una pagina telematica.

Bene.

Io sono Alison. Non nella realtà, ma qui sarò Alison. Ho deciso di non regalarvi il mio nome vero non perché questo facesse davvero la differenza quanto perché Alison è un nome che davvero mi è sempre piaciuto. Quindi, dicevo, sono Alison. Sono Alison in tutte le sue forme. Libera da vincoli, libera da nomi, libera da schemi.

Nella vita reale sono di quelle ragazze che non le consiglieresti mai a tua figlia come amiche, di quelle che vestono scuro, di quelle che si tingono i capelli e che si tatuano il corpo. E, sebbene l’apparenza non sia tutto nella vita, vi assicuro, in questo caso è anche più rassicurante dell’interno. L’involucro a volte mente, a volte no.

L’Alison che conoscerete sarà un’insieme di sconnessi pensieri, un flusso di anima. Alla fine, con un nome finto, sono semplicemente io. L’Alison che conoscerete è piena di cose da raccontare, alcune paurose, alcune incredibili, alcune noiose ma tutte, dico tutte, rimaste sempre al sicuro attaccate tra il tartaro delle gengive all’interno della bocca.

Non so quanti di voi saranno interessati, non so se questo progetto incuriosirà qualcuno. Io sono qui a raccontarmi, nelle cose belle ed in quelle brutte.